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La città: perché fondare altre chiese?

Questa pagina è tratta dall'articolo “Missione che fa la differenza” di Timothy J. Keller che è stato pubblicato su Studi di teologia N. 39 (2008). È riprodotto con il permesso della direzione della rivista.

Un principio strategico

Se vogliamo vedere in che modo diffondere il Vangelo nel XXI secolo, allora il libro degli Atti fa proprio al caso nostro. In duemila anni di storia esso non è stato mai così applicabile – direttamente e semplicemente – come per la nostra situazione....

Ci sono già 20 chiese nella mia città. Bisogna veramente fondare altre?
Fondare chiese nella mia città?
SÌ, SENZA DUBBIO!

Il capitolo 14 fornisce il primo principio strategico per il ministero della chiesa di ogni epoca. Nel libro degli Atti la fondazione dell'ekklesía non è un evento traumatico o innaturale; non è qualcosa di strano, che si verifica una volta sola nella vita. Non è nemmeno imposta alle persone dalle circostanze. Essa è imbastita nella trama del vissuto; avviene costantemente e normalmente.

Paolo non ha mai evangelizzato e fatto discepoli senza fondare chiese.... Il principio della fondazione di chiese deve essere naturale e costante, non traumatico ed episodico....

Perché non basta riempire le chiese che già esistono?

Si registra un'obiezione comune nei confronti di una lettura del libro degli Atti come quella fin qui richiamata. Essa porta a dire qualcosa del genere: “Oggi abbiamo chiese dappertutto, almeno negli Stati Uniti d'America e in Europa. Non c'è bisogno di farne delle nuove. Prima di pensare a questo, dovremmo piuttosto rafforzare e riempire quelle che già esistono!”. Qui di seguito forniremo alcune risposte a tale obiezione.

Le nuove chiese costituiscono di gran lunga il modo migliore per raggiungere:

  • le nuove generazioni;
  • i nuovi residenti;
  • i nuovi gruppi di persone.

Nuove chiese crescono più velocemente
Le chiese nuove attraggono i nuovi nuclei 6-10 volte meglio, e più velocemente, di quanto non sappiano fare quelle vecchie.

Studi specifici mostrano che le chiese di recente costituzione riescono ad attrarre i nuovi nuclei 6-10 volte meglio, e più velocemente, di quanto non sappiano fare quelle vecchie. Questo è dovuto al fatto che quando una chiesa è nuova le persone possono giungere alla sua leadership in un tempo più breve. Essa non possiede una tradizione consolidata, e dunque può meglio sperimentare. Il suo scopo principale, ogni settimana, è rivolto non alla soddisfazione dei desideri dei membri di lunga militanza (che non ci sono!), ma piuttosto a raggiungere persone nuove. Sì, questo è proprio ciò che una nuova chiesa riesce a fare meglio nel luogo dove si trova....

Le città sono piene di nuove generazioni, di immigrati e residenti in numero sempre maggiore. Quando si dice “globalizzazione”, significa attestare il fatto che nuove popolazioni si muovono costantemente verso i grandi centri urbani: in assenza di una solida fondazione di chiese, tutta questa gente andrà perduta....

Le chiese fondate aiutano le chiese esistenti

[Pur di più] forse le nuove chiese sono anche il modo migliore per rinverdire quelle vecchie [chiese] e per aumentare tutti i ministeri cristiani al loro interno. Perché? Rispondo con due affermazioni.


Le nuove chiese aiutano l'intero corpo di Cristo!

[1] Le nuove realtà ecclesiali aiutano l'intero corpo di Cristo in vari modi: proponendo idee e forme di ministero che le vecchie chiese non adotterebbero mai; suscitando in queste ultime una mentalità più aperta; contribuendo a far sì che nella città ci siano nuovi convertiti, i quali finiranno per collocarsi anche nelle vecchie chiese; sostenendo tanti nuovi ministeri in grado di produrre benefici a vasto raggio.

Il principio della fondazione aiuta al massimo una chiesa esistente, quando cioè la nuova congregazione nasce in modo volontario da una chiesa “madre”. L'assemblea “figlia” mette quest'ultima in contatto con molti nuovi gruppi di persone, come pure con programmi pionieristici innovativi che una vecchia tradizione potrebbe avere difficoltà di provare. Sebbene non sia indolore vedere buoni amici e alcuni leader andar via per formare una nuova congregazione, in genere la chiesa madre sperimenta un'ondata di grande amor proprio e l'influsso benefico dovuto all'entusiasmo dei nuovi membri. Così le due chiese possono, insieme, vivere un sostanziale incremento di numero, di gioia e di comunione.

[2] Le nuove congregazioni rappresentano le sole realtà capaci di diventare indipendenti e di contribuire all'espansione di tutti i ministeri. Un agglomerato urbano ha assoluto bisogno di lavoro, di scuole, di delegazioni per nuovi gruppi, eccetera. Una volta avviate, tutte queste attività necessitano di finanziamenti esterni a tempo indeterminato. Per una nuova chiesa, invece, servono fondi solo all'inizio; nel giro di pochi anni, essa diventa la fonte del donare cristiano a beneficio degli altri. Ecco perché la fondazione di chiese risulta il modo più veloce per incrementare il numero dei donatori all'interno di una città....

Un esempio

So di una chiesa evangelica che si riuniva in un piccolo locale storico. Per quattro anni i credenti avevano riempito a dismisura quello spazio, scartando l'ipotesi di aprire una nuova congregazione per il timore di perdere persone e denaro. Finalmente fu deciso di mandare 50 membri in un'altra cittadina, così da costituire una nuova chiesa. Questa, due anni più tardi, era composta di 350 persone; mentre le sedie della chiesa madre tornarono ad essere occupate dopo circa tre setti-mane. Ora da una situazione del genere sono scaturite tre congregazioni, per un totale di quasi 1000 membri, in grado di sviluppare missioni, ministeri e tante altre cose insieme. Tutti hanno ca-pito l'importanza di acquisire una mentalità aperta al principio della moltiplicazione di chiese....

Una domanda da porci

Pensiamo al Suo Regno o al nostro?
Gioiamo per le persone che il Regno ha guadagnato attraverso le nuove chiese o ci lamentiamo delle due famiglie che abbiamo perso?

Quando dunque noi “perdiamo” due famiglie, le quali si collocano in una nuova realtà ecclesiale insieme con membri che non andrebbero in un'altra chiesa, siamo di fronte a una scelta. Dobbiamo seriamente chiederci: stiamo gioendo per le persone che il Regno ha guadagnato attraverso questa nuova realtà, o ci lamentiamo nutrendo addirittura del risentimento verso le due famiglie che abbiamo perso? In altre parole, l'attitudine verso lo sviluppo di una nuova chiesa costituisce un banco di prova per verificare se la nostra forma mentis è conformata al nostro “orticello” istituzionale, o se invece guarda al benessere generale e all'estensione del regno di Dio nella città.

L'interesse verso la fondazione di chiese è un argomento utile per confidare non negli uomini, ma in Dio. Paolo non consegnava le nuove congregazioni a loro stesse, né ad altre chiese, ma le “raccomandava al Signore, nel quale avevano creduto” (At 14,23). E siccome noi viviamo oggi in un mondo che è assai simile a quello del libro degli Atti, è indubbiamente importante che tale mentalità costituisca una strategia centrale del nostro ministero cristiano.

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