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La mentalità di un incoraggiatore

Quest'articolo è tratto dal libro L'Incoraggiamento (nuovissima edizione, completamente revisionata) di Larry Crabb e Dan Allender. Appare qui per gentile concessione di Edizioni Patmos.

Il Libro dei Proverbi definisce il tipo di atteggiamento che deve caratterizzare le nostre parole. Notiamo che il potere delle parole dipende dal carattere di chi parla:

La bocca del giusto è una fonte di vita, ma la bocca degli empi nasconde violenza (Proverbi 10:11).

La lingua del giusto è argento scelto; il cuore degli empi vale poco (10:20).

C'è chi parlando senza riflettere, trafigge come spada, ma la lingua dei saggi procura guarigione (12:18).

La lingua che calma è un albero di vita, ma la lingua perversa strazia lo spirito (15:4).

Morte e vita sono in potere della lingua; chi l'ama ne mangerà i frutti (18:21).

L'incoraggiatore deve essere ripieno di gioia e responsabilmente consapevole del grande potenziale che hanno le sue parole di guarire o ferire. Le parole sono come una lama affilata: ognuno è responsabile di stabilire che siano taglienti come il coltello di un aggressore o incisive come il bisturi di un chirurgo.

Un incoraggiatore deve conoscere il potere delle sue parole ed usare quella forza per edificare i fratelli e le sorelle cristiane. Deve far uso delle sue parole con cautela. Dal Libro dei Proverbi emergono tre principi che dovrebbero guidarlo mentre egli parla.

Principio 1: Essere lento a parlare

Proverbi 12:18; 13:3; 17:27-28; 29:20; Giacomo 1:19

Dei ricercatori hanno scoperto che gli esseri umani riescono ad ascoltare ad una velocità tre volte maggiore di quanta possano parlare. Questo implica che possiamo sognare ad occhi aperti, pianificare il menu della settimana, canticchiare il nostro motivo preferito e nello stesso tempo "ascoltare" le chiacchiere del vicino. Sarebbe sconcertante se potessimo sentire ciò che le persone stanno pensando, mentre parliamo con loro: "Ti ascolterò abbastanza a lungo per farmi un'idea di ciò che stai dicendo, poi comincerò a formulare la mia risposta". Quello non è ascoltare. Proverbi 18:13 dice: "Chi risponde prima di aver ascoltato, mostra la sua follia, e rimane confuso". Come incoraggiatori dobbiamo essere lenti a parlare, in modo da concentrarci su quel che gli altri stanno dicendo. Solo allora le nostre parole esprimeranno compartecipazione a ciò che gli altri hanno espresso.

Principio 2: Essere sensibile nel parlare

Essere sensibile

La risposta dell'incoraggiatore deve essere ben sintonizzata e adatta sia alle circostanze che alla personalità di chi sta parlando. Dopo aver predicato in una chiesa di campagna, ho ricevuto un invito a pranzo dalla famiglia di un diacono, stimato, che incuteva anche una certa soggezione. Ascoltandolo, mentre esponeva il bisogno di un pugno di ferro nel guidare la chiesa e governare la casa, notai che tutti noi nella stanza, ci sentivamo profondamente minacciati data che parlava duramente e sembrava considerare tutti gli altri in errore.

Dopo pranzo, la sua nipotina di quattro anni, mentre aiutava le donne a sparecchiare la tavola, inciampo. Fece cadere diversi pezzi del "servizio buono" di porcellana. Ero atterrito, in attesa che una ghigliottina verbale cadesse sul collo della bambina. Con mio stupore però il vecchio gentiluomo rapidamente stese la mano per carezzare la testa della piccola e calmare il suo pianto sommesso. Aveva reagito con sensibilità verso una bambina impaurita. Una parola dura avrebbe provocato un pianto dirotto; invece il tocco, al momento giusto, aveva evitato una catastrofe.

La lezione da trarre da questa episodio è che un incoraggiatore deve essere sensibile. Un incoraggiatore si domanda: "Quali parole sarebbero più efficaci per commuovere questa persona?" e "In questa situazione che cosa devo fare per aiutarlo a crescere in Cristo?".

La sensibilità richiede una reale consapevolezza delle situazioni ed una conoscenza basilare del comportamento altrui nelle varie circostanze. Prima che io risponda a qualcuno che è venuto meno nel suo compito, devo rammentarmi che il compito è meno importante della persona. Il mio modo di rispondere deve riflettere una cura attenta per chi è venuto meno. Solo allora quella reazione negativa, riguardo all'inadempimento, sarà una critica costruttiva. Se non intervengo con sensibilità, i miei commenti saranno distruttivi.

Principio 3: Essere dolce nel parlare

Proverbi 15:1, 4; 26:21

Molte parole sono dette per dimostrare competenza, ostentare successo, controllare gli altri o mettere in vista la propria reputazione. Mi ricordo di una conversazione in famiglia che rassomigliava più ad una partita di pallavolo che ad una comunicazione autentica. Il soggetto era il viaggiare ed ognuno si compiaceva nel condividere le proprie esperienze. Mi sono divertito nel contare le volte che l'argomento rimbalzava da una persona all'altra, prima che uno di loro permettesse all'interlocutore di ampliare il suo discorso. Mi fermai a ventisei rimbalzi verbali. Le loro parole erano come colpi contro una palla; non c'era alcun interesse in quello che diceva l'altro. Parole gentili dimostrano coinvolgimento e premura. Parole egoistiche vogliono essere alla ribalta; interrompono, piuttosto che facilitare la conversazione.

Essere dolce nel parlare

Parole dolci, bisogna precisare, non sono necessariamente parole dette in tono sommesso. Sono piuttosto parole condite con grazia. Parole dolci possono assomigliare al tocco fermo e delicato dell'uncino del pastore che guida le pecore per il sentiero più sicuro. La gentilezza non è tanto una questione di tono ma piuttosto di motivazione.

Le parole dolci ci permettono di guardare onestamente a noi stessi e con gratitudine a Cristo. Un incoraggiatore, perciò, ingaggerà perfino una conversazione superficiale, avendo un occhio sul parlare dolcemente e rimanendo consapevole della situazione e della persona.

Conclusione

Forse l'ostacolo maggiore di diventare un incoraggiatore è il desiderio universale e naturale di auto-soddisfazione. Anche il più santo tra gli uomini ricadrà nelle vecchie abitudini di una vita egocentrica. Ci vuole un vero impegno a parlare lentamente, sensibilmente, dolcemente, sempre dopo aver riflettuto.

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